Dress code: questo sconosciuto

La scorsa settimana ho partecipato ad un evento mondano con velleità di esclusività il cui invito recitava “dress code: elegante creativo”.
Mi sono resa conto che sull’argomento la confusione regna sovrana!
Il dress code non è altro che un codice presente negli inviti che ci permette di non arrivare vestiti inadeguati; seguire le indicazioni ci facilita la vita e dovrebbe permetterci di sentirci più sicuri ed a nostro agio
Nella realtà pare che tutto si complichi (o forse si complica solo per coloro che non conoscono il bon ton).

Primo presupposto è che chi predispone l’invito sappia che “code” significa che c’è un abbigliamento codificato, quindi le parole scritte saranno chiare ed inequivocabili per chi legge. Notizia dell’anno: non esiste un abbigliamento codificato “elegante creativo” !!! Quindi???? Forse voleva essere una maldestra traduzione italiana di “creative black tie”? chi può dirlo? vista la tipologia e l’ora dell’evento io non credo: ok per un elegante abito da cocktail per signora con accessori creativi ma lo smoking per lui in combinazione con accessori di tendenza o bizzarri sarebbe stato davvero troppo.

Non sapremo mai cosa avevano in mente i padroni di casa ma purtroppo ho potuto vedere come gli invitati hanno interpretato il concetto di “eleganza creativa”. D’accordo, partiamo da un codice “soggettivo” in questo caso ma gli invitati devono fare attenzione ai due rischi più comuni: l’abbigliamento sotto-tono o l’over-dress, ossia l’outfit molto più elegante del dovuto. La seconda ipotesi non è passata sotto i miei occhi ma la prima si… certo il confine fra un abbigliamento sotto-tono e quello di cattivo gusto è labile (ed alcuni sosterrebbero anche opinabile).

Ma: abito scuro da uomo con pantalone di tendenza (quindi slim ed alla caviglia) con scarpa allacciata e calzino bianco corto come lo definireste? Non che sia più apprezzabile per una “lei” un vestito svasato mooolto corto con open toe con cinturino alla caviglia e calzino bianco corto di cotone ….
E che dire dell’interpretazione creativa di una donna very wild in total animalier: dal vestito fasciante di pizzo leopardato alla scarpa, pochette e persino fascia dei capelli con unica variazione di essere maculata sul rosa?
E l’eterno modello ormai quarantenne, capello lunghissimo biondo sciolto, riga in mezzo, che sfoggiava pantalone scozzese coloratissimo, scarpe rosse, camicia fantasia e giacca a righe? Sicuramente non è passato inosservato….

Caro signore, Oscar Wilde sarebbe fiero di lei e di come lei abbia fatto risplendere la sua celebre frase “Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli.” Monsignor Della Casa invece è stato visto vagare senza pace!

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